In attesa della neve

Non nevica.
Questo sta causando una certa irritazione nelle loclalità sciistiche – il telegiornale, sempre attento ai problemi della nazione, dedica ampio spazio al dramma di coloro che, nel weekend lungo, non potranno sciare a Bardonecchia e località affini.

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Ottimistiche previsioni ci confermano tuttavia che potrebbe cominciare a nevicare nel pomeriggio, quindi chissà, non tutto è perduto.

D’altra parte, qui in Astigianistan, dove è stato comunicato ai comuni che la provincia non ha i soldi per gli spazzaneve e quindi le strade non verranno sgomberate a meno che le amministrazioni locali non paghino di tasca, il fatto che non nevichi non è che proprio ci spinga alle lacrime.
Chissà, piangeranno forse i profeti della ciaspolata, pratica che nel giro di pochi anni si è diffusa come una piaga biblica: la quiete del paesaggio sotto la neve turbata da orde di personaggi in piumini sgargianti e occhiali da sole di Decathlon, che ansimano sbuffando condensa, sorrisi ebeti da overdose di endorfine da fatica, diretti attraverso le colline innevate verso ostu in cui gli astuti locandieri – in combutta con chi la ciaspolata l’ha organizzata – rifileranno loro un bicchiere di vin brulé a otto euro.

Ma per tutti gli altri, l’assenza di neve significa strade sgombre e rete internet garantita – perché qui fra queste colline, se piove o nevica, internet scompare, e sul demenziale terrestre si vede solo la TV del Papa (che arriva ovunque, probabilmente grazie allo Spirito Santo).

Certo, la campagna invernale, senza la neve, può essere orribile – capannoni candidi e derelitti nel bel mezzo di bruni campi fangosi, alberi scheletrici, l’occasionale clan di corvi che si arrabatta alla ricerca di qualcosa da mangiare.

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Io sono l’unico, credo, da queste parti, al quale piacciono i corvi – un vicino li crocifigge a pali attorno al proprio orto, per scoraggiare i loro simili dal fare scorrerie fra la sua verdura.
Ed i corvi, essendo animali intelligenti, girano al largo.
Lasciando sementi e ortaggi ai piccioni – che non essendo intelligenti, dei corvi crocefissi se ne fregano.
O forse, chissà, lo considerano un segnale, una specie di insegna.

“Andiamo a farci un’insalata al Corvo Crocefisso?”
“Ma sì, è tanto che non pranziamo in un posto di classe.”

Il vicino, per spaventare i piccioni, usa dei petardi.
Pare di stare nella Chinatown di San Francisco la notte del capodanno cinese – e i piccioni, che non sono animali intelligenti, se ne fregano. Volano via, scagazzando in preda al panico, ma poi, dopo dieci minuti, non si ricordano più dello spavento e tornano alla carica.

E poi ci sono i gabbiani.
Come, i gabbiani?
Ieri, andando a fare la spesa, siamo stati accolti nel cortile del supermercato a Nizza da un coro di gabbiani.
Un’esperienza abbastanza straniante.
Mancava solo Corto Maltese.

Tornando a casa, il richiamo isolato di un’oca, da un cortile, è parso quasi un suono di un’epoca dimenticata.

6 pensieri su “In attesa della neve

  1. Pochi in effetti sembrano turbati dal non inverno che stiamo vivendo. Io no. Io mi ritrovo ad avere caldo a dicembre, a girare in maniche corte per casa e la sera vado a letto accorgendomi per caso che non ho nemmeno acceso il termo in camera. Nessuno sembra cogliere l’anomalia, l’ennesima e plateale dimostrazione di come ci stiamo surriscaldando e di come, da un po’ di anni a questa parte, il non inverno lo sconteremo con una non primavera che ci potrebbe portare sotto zero a marzo con abbondanti nevicate… Non so, continuo a pensare che stiamo diventando proprio brutta gente, più brutta di prima.

    • Più che altro, ignoranza e indifferenza stanno trionfando.
      Oggi leggevo un articolo in cui si paventa la desertificazione dell’Italia meridionale – ma è palesemente solo un articolo sensazionalistico, scritto come riempitivo per il numero domenicale di un quotidiano.
      Speriamo che il cambiamento climatico interferisca con il campionato di calcio – a quel punto, l’emergenza diverrà drammaticamente urgente.

  2. I gabbiani sono ovunque, ormai. Sia quelli più piccoli che quelli più grandi, con apertura d’ali di un metro – metro e mezzo. Litigano con le cornacchie che, giustamente, si preoccupano delle proprie uova. Può capitare di vedere una caccia al gabbiano tra i tetti condotta da quattro – cinque cornacchie contro un pericoloso gabbiano. In compenso sono divenuti rari i passerotti, anche se sono apparsi gli storni e le ballerine, Un buon momento per i birdwatcher.

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