Lo strano caso dell’autrice di chick lit

L’avete sentita la storia di Toni Aleo?
Se non l’avete sentita, ve la racconto io.

Toni Aleo è un’autrice autoprodotta americana – scrive romance, o se preferite chick lit, che a voi può piacere oppure no (a me non piace) ma non è quello il punto.

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Toni Aleo è un’autoprodotta di lusso – nel senso che appariene a quella fascia di autori autoprodotti che hanno ormai un mercato che rivaleggia con quello degli autori pubblicati tradizionalmente. È stata nella lista dei best seller del New York Times e di USA Today.

Il suo ultimo romanzo si intitola Laces & Lace, si vende per quattro dollari e novantanove (circa quattro euro) e un dollaro va ad una associazione per la ricerca sul cancro.

E a questo punto succede una cosa abbastanza strana.
L’autrice riceve una mail da un/una fan (che mantiene l’anonimato), e che

  • trova inammissibile il prezzo di 4.99 per un romanzo da 600 pagine
  • e ritiene il dollaro extra in beneficenza sia una sciocchezza e un abuso
  • ciononostante ha acquistato il romanzo e crede sia la cosa migliore che la Aleo abbia mai scritto
  • ma dopo averlo letto lo ha reso ad Amazon chiedendo un rimborso
  • e per rappresaglia non leggerà più nulla dell’autrice
  • perché prova una profonda delusione a causa dell’avidità dell’autrice

E ora voi mi direte, questa persona, uomo o donna che sia, è fuori di testa*.

O forse no – perché qui caschiamo su una questione che negli ultimi giorni ho visto dibattere ampiamente: quella della percezione del valore.

Se ci sono autori… di più, se ci sono editori che mettono un romanzo a 99 centesimi, sostengono alcuni, allora chiunque chieda la stessa cifra per una storia di 50 pagine è palesemente un truffatore – esattamente come lo è chi chiede più di 99 centesimi per un romanzo.
Se 400 pagine vendono per 99, allora 50 pagine devono vendere per 12 centesimi.

La confusione, naturalmente, è fra prezzo e valore.
Il prezzo è quello che leggete sul cartellino.
Il valore è quello che voi attribuite al libro, o al prodotto in genere.
3265711_origNaturalmente esiste un consenso (tutti attribuiscono un valore più elevato all’oro che al catrame) ma il consenso rimane una linea guida, spesso dibattuta (pensate all’arte moderna); la vostra percezione è solo vostra – io non percepisco il valore di certi prodotti (uova di storione, vini frizzanti francesi, polveri colombiane) e quindi non pagherei le cifre che vengono richieste per certe cose. Altri lo fanno – e se lo fanno coi propri denari e non con quelli dei contribuenti**, beh, posso trovarli sciocchi, ma al netto delle conseguenze è affar loro.
Ma per ciascuno di noi, se il valore eguaglia o supera il prezzo, allora si compra.
Altrimenti no.

Sulla base di cosa si determina il valore, a scatola chiusa – come in altre parole si decide se quelle 50 pagine valgano i 99 centesimi che costano, è una facenda complicata.

I criteri di valutazione si basano sull’interesse per l’argomento, sulla fiducia che si ha verso l’autore o l’editore (se già li conosciamo), sulla presentazione (bella copertina, una buona quarta, ecc.)

C’è ad esempio chi sostiene che la certificazione della qualità sia prerogativa dell’editore – per cui qualunque testo autoprodotto automaticamente non è di qualità comparabile a quello offerto da una casa editrice (è per questo, ci dicono, che molte webzine non recensiscono autoprodotti – per valorizzare la qualità).
La risposta è naturalmente contenuta in tutte le volte in cui abbiamo trovato “compasso” al posto di “bussola” o “scalpello” al posto di “bisturi” in un romanzo tradotto da un grosso editore. O cose orribili come “Public Contest” tradotto come “Pubblica Contestazione” o “Christchurch” (il College) tradotto come “Chiesa di Cristo”.
E sorvoliamo sull’olio di castoro.

C’è chi invece sostiene che la lunghezza del testo sia in sé una misura della qualità.
Non staremo a dibattere sulla ragionevolezza di questa posizione.

Una delle obiezioni sollevate alla Aleo dal suo misterioso corrispondente è che

pubblicare un romanzo, con il self-publishing, è ormai una cosa facilissima, chiunque ci può riuscire, lo fanno tutti

… e quindi un prezzo vertiginoso di 4 euro per 600 pagine è eccessivo. In fondo, c’è chi i suoi ebook li regala, giusto? O chi livende a 99 centesimi!
Il che, naturalmente, è offensivo, oltre che stupido.

Quella della percezione del valore è una faccenda centrale nel mercato 2.0, quello nel quale è possibile – con uno sforzo ed un impegno variabili – produrre da sé la propria opera e venderla.
Che poi sia musica, narrativa, saggistica, arte grafica, oggettistica o sartoria è una questione secondaria.
Una parte consistente del lavoro di chi si autoproduce deve proprio essere mirata a sfondare quella parete di diffidenza composta di pregiudizi che falsano la percezione della qualità.

scam-artistRibadiamolo: il prezzo è qualcosa che, con l’autoproduzione, viene scelto dall’autore, mentre il valore è qualcosa che deve determinare il lettore, sulla base delle informazioni che l’autore gli fornisce, fermo restando il caposaldo del rispetto per il pubblico.
E questa non è una truffa – non è voler imbonire il povero innocente lettore per rifilargli un bidone.
È cercare di valorizzare quella qualità che abbiamo speso tanto, in termini di tempo e fatica, per produrre.
Il lettore, ancora una volta, deve fare la sua parte – crearsi un gusto ed una esperienza, imparare a riconoscere i bidoni, e soprattutto distinguere fra prezzo e valore, dando risalto con i mezzi a sua disposizione alla qualità.
Non inviando email anonime ad autrici simpatiche, maltrattandole.

Qualunque discorso dovrebbe partire da qui – dalla qualità.

———————————————————————–
* Toni Aleo ha pubblicato una spettacolare videorisposta alla mail in questione, che trovate su Facebook, e vale la pena di essere guardata

** No, non mettiamoci a parlare di politica…

5 pensieri su “Lo strano caso dell’autrice di chick lit

  1. Personalmente mi è capitato di comprare dei racconti di poche pagine insoddisfacenti e senza neanche una storia sviluppata e completa al costo di un ebook.
    Se poi noti che altri ebook di centinaia di pagine si vendono allo stesso prezzo allora è chiaro che si tratta uno scam. Poi chi autore self se la canta e se la suona…

    • Esattamente come ho detto nel post, i criteri di valutazione del valore sono estremamente personali.
      Il fatto che qualcuno chieda un prezzo superiore al valore che noi attribuiamo al suo prodotto, tuttavia, non è definibile come una truffa. Significa solo che l’autore (o l’editore, o il creatore del prodotto) attribuisce a quell’oggetto un valore superiore a quello che attribuiamo noi.
      Ma a questo punto noi possiamo scegliere di non comprare, confidando nel nostro giudizio.
      Nessuno si fa male.
      Ma dobbiamo anche ricordare che si tratta del nostro giudizio, di una nostra valutazione, non di una verità assoluta.

  2. Il dogma dei 99 cent come “misura standard” per self-publisher e a volte anche piccoli editori è pericoloso, perché è evidente, dalle vendite, che è stato adottato da molti lettori.
    Il problema è che in questo contesto “pionieristico” dell’editoria digitale, l’obiettivo per molti non è di far cassa, ma di farsi conoscere, costruire una piattaforma. E allora, ecco spiegate le 400 pagine a 0.99€.
    Il problema è che quando il mercato sarà “maturo”, chi è abituato a comprare solo a 0.99€ si metterà improvvisamente a spendere 3,4, 5 euro?
    Altra domanda: a 0.99€ scatta l’acquisto compulsivo, necessari per l’autore a scalare la famosa classifica di Amazon, acquistare visibilità, indicizzazione etc. Ma quanti lettori leggono tutto quello che comprano a 0.99€? E allora, si guadagna davvero “visibilità”, o è tutto un gioco di numeri e algoritmi?

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