Philae e il derriére di Coccodé

Oggi al bar parlavano tutti di Philae, la robosonda del progetto Rosetta.

La cosa mi ha sorpreso non poco – considerando che la discussione standard qui in paese verte o sulle tasse, o sul calcio, o sul culo di una giovane donna soprannominata Coccodé, il fatto che improvvisamente si parlasse di un progetto di esplorazione spaziale pareva davvero una di quelle cose stile Twilight Zone.
Sono andato al supermercato, ed all’altezza del passaggio a livello della Bazzana sono penetrato in un universo parallelo in cui anche i bifolchi discutono di scienza.

Derriere-Artistique_grande

Poi la cosa si è normalizzata – si parlava di Philae perché il robot è atterrato nel posto sbagliato, la missione rischia di andare a gambe all’aria, hanno sbagliato i calcoli.

Rientriamo nella normalità – da bravi italiani, ci appassioniamo ai fallimenti degli altri.

Ora, certo, come cantava Billy Joel

melodrama’s so much fun
in black and white for everyone
to see

Ma non è solo la questione del melodramma.
I fattori, io credo, sono due – il primo, lo ribadisco, è la passione tutta italiana per i fallimenti altrui.
Pensateci – non provate una scintilla di soddisfazione quando scoprite che un progetto in cui molti riponevano grandi speranze è fallito?
Non vi piace, in fondo, quando ai vostri amici le cose vanno male, perdono il lavoro, la fidanzata li pianta, un autotreno gli schiaccia il criceto sulla tangenziale?
Non vergognatevi – è così.
Perché la mamma, quando avevate preso un brutto voto a scuola e dicevate “Ma anche il mio compagno Pino ha preso tre!” vi rispondeva “Non pensare a quello che fanno gli altri!”
Però se le dicevate “Io ho preso sei e Pino ha preso tre!” vi diceva “Che bravo che sei!”

Accettatelo – è un meme profondamente accrocchiato nelle vostre sinapsi.
Vi piace vedere gli altri fallire.
Oltretutto, vedendo gli altri fallire, potete sempre trovare un alibi per i vostri, di fallimenti – nonostante ciò che vi diceva la mamma.

La seconda parte del problema è naturalmente data dal fatto che la scienza interessa solo agli scienziati, è noiosa stupida ed inutile, non si capisce chi vince.
Il servizio del TG4 che spiegava che il progetto Rosetta è uno spreco di denaro finalizato a rovinare il Natale è emblematico.
Non sapete di cosa io stia parlando?
Di questo…

Ora, il problema di questo servizio non è il cretinismo strisciante, o l’abominevole ignoranza, o lo squallore intellettuale.
No, il problema è che questo è un prodotto – spiacente, anche i servizi dei TG sono prodotti – ritagliato con cura su un pubblico di riferimento.
Esistono, in altre parole, persone là fuori che non solo hanno gradito questo servizio, ma ne condividono il taglio e i contenuti.

E naturalmente sono persone degnissime – sono bravi padri di famiglia, spazzolano il cane, non farebbero male a una mosca.
E sono clamorosamente ignoranti, e felici di esserlo.

La divulgazione scientifica nel nostro paese ha fallito – soprattutto perché i media pesanti (la TV in primis) non l’hanno accompagnata.
I palinsesti sono ormai mirati a un popolo di bambinoni, ai quali bisogna sempre e comunque indorare la pillola – impensabile una trasmissione, di qualunque genere, senza il siparietto comico.
Il linguaggio è livellato sulla tivù dei ragazzi – parole brevi, ben scandite, con il tono da catechista.

E poi c’è l’altra faccia della medaglia – conosco chi sostiene di non apprezzare la scienza per la sua estetica.
Esiste una allegra fascia di intellettuali che hanno abbracciato posizioni postmoderne – per cui qualunque forma di interpretazione della realtà è sostanzialmente una forma di retorica, e possiamo quindi scegliere su base estetica e stilistica cosa sia la verità, e come funzioni l’universo.

Una posizione che normalmente si sgretola al primo problema reale – l’automobile in panne non si rimette in moto invocando gli spiriti, per quanto un bel rituale sciamanico sia esteticamente molto più gratificante di far ripartire l’auto coi cavi.

Il risultato è una nazione profondamente, orgogliosamente ignorante della scienza.
A meno che le cose non vadano male.
Nulla di meglio di un disastro per risvegliare l’interesse di un popolo che ha fatto del voyeurismo uno dei propri capisaldi.
Che poi si faccia i guardoni su Philae con le batterie scariche, o sul culo di Coccodé, non cambia nulla.

E ora, Billy Joel…

3 pensieri su “Philae e il derriére di Coccodé

  1. E’ un forma mentis molto vicina all’idea stereotipa che si ha del medio evo oscurantista e superstizioso, solo che allora, tra le tante cose, gli uomini avevano una spiritualità molto distante da quella attuale. Mentalità che noto anche quando faccio il soccorritore della Croce Rossa. Esiste una schizofrenia che porta il paziente medio a pretendere un medico in ogni ambulanza salvo poi slanciarsi in lunghe e atroci critiche contro tutta la categoria. Sembra che nella pancia di tanti italiani ci sia una folla inferocita pronta a gettare sul rogo il dottore di turno. Il servizio del TG4 (scusate se uso il termine tg) è la confezione patinata e terribilmente finto-buonista e simil-romantica di questa corrente tellurica che il XXI secolo sembra alimentare anzichè spegnere…
    E poi mi chiedono perchè sono sempre così pessimista.

  2. Purtroppo è tutto vero.
    Non so a quale retaggio culturale si debba il problema di godere delle disgrazie altrui però è indubitabile che sia un atteggiamento assolutamente diffuso e radicatissimo.
    Oltre al ragionamento che dicevi tu anche l’idea che la via giusta sia solo una e chi si sposta di una virgola meriti di fallire.
    Post davvero amaro, ma almeno lo hai concluso con una bella canzone…grazie!🙂

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