Scrittura e Cultura

244.bOggi e domani, a Nizza Monferrato – che sarebbe per noi che stiamo a Castelnuovo Belbo ciò che New York è per chi abita in New Jersey – si tiene Libri in Nizza.
La presentazione del’iniziativa specifica…

Il tema, sul quale si è sviluppata la proposta di quest’ anno, è da ricercarsi sui diversi linguaggi del libro e della cultura, la capacità di compenetrazione delle varie espressioni artistiche e non solo, i nuovi mezzi di comunicazione come il web, i social network accanto al supporto cartaceo, al video, alla fotografia.

Abbastanza curiosamente – o forse no – il depliant della manifestazione non parla di ebook, né mi pare ci siano spazi dedicati agli autori/editori ed agli autoprodotti.
Si parlerà però un sacco del 50° sito UNESCO, di paesaggio vitivinicolo, di comunicazione e promozione. Ci saranno presentazioni (poche) di case editrici tradizionali.
Non si parlerà di libri autoprodotti, non se ne presenteranno.

Vino_rosso_sangue_per_webOra, è molto probabile che io faccia un salto a Libri in Nizza – mi sono accordato col mio amico Fabrizio Borgio, che sarà lì in qualità di bravo autore col suo ultimo romanzo, Vino Rosso Sangue.
Ci vedremo, faremo quattro chiacchiere, passeggeremo un po’ fra i banchetti di editori e librerie. Parleremo probabilmente di libri, di scrittura, di progetti presenti e venturi, del tempo, di quel che ci pare.
Insomma faremo ciò che faremmo se, invece di essere sotto l’ala del Foro Boario di Libri in Nizza fossimo sotto ai portici della Via Maestra in Nizza medesima, o seduti in un bar a sorbirci qualcosa di buono, o altrove.

Perché sì, è vero, ci saranno delle presentazioni di libri – ma capita spesso di accorgersi che poche cose sono più noiose del sentire un autore che parla del proprio libro, anche perchè spesso si finisce col domandarsi come faccia uno che non sa parlare a saper scrivere.
E non parliamo neanche di quelle orride presentazioni in cui si cerca di spacciare l’autore come personaggio, e vendere lui anziché il libro. Autori di thriller che hanno disertato dalla Legione Straniera, autori horror che sono medium o esorcisti o indemoniati, autori di fantascienza che  sono androidi, parlano come androidi, scrivono come androidi…
Sì, è vero, ha scritto un libro, però è anche…
Come se le storie perdessero valore senza un elemento di partecipazione personale dell’autore – come se ci si dovesse scusare se si inventano delle storie.
Ridicolo.
Reading? Davvero qualcuno fa un certo numero di chilometri per andare in un posto a sentire uno sconosciuto che legge un pezzo a casaccio di un romanzo?
È un po’ come andare al salone della cucina e guardare qualcuno che mangia il brasato al posto nostro.

Ecco.
Io sono andato al salone dei fumetti e c’erano fumettisti che fumettavano.
Sono andato al salone dei giochi e mi hanno fatto giocare.
Sono andato al salone della cucina etnica e prima di mangiare etnico ho guardato cuochi etnici cucinare etnico.
Al salone dell’automobile mi hanno offerto di fare un giro in macchina.
Al salone della musica ho ascoltato musicisti suonare.

Vado al salone del libro e…

writing_tips_for_non_writers11Per cui ho avuto questa idea stranissima – e se io e il mio amico Fabrizio (lo coinvolgo, perché lui è un autore serio e titolato), dopo esserci fatti la nostra passeggiata e la nostra chiacchierata, ci potessimo sedere ciascuno al proprio tavolo, lì, davanti a tutti, e ciascuno di noi, sul proprio PC, proseguisse a scrivere il proprio racconto, davanti a tutti…?
Se insomma a Libri in Nizza… no, non quest’anno, quest’anno devono parlare di UNESCO e paesaggio… ma se l’anno prossimo ci fossero un paio di scrittori che scrivono?
Che arrivano la mattina di sabato, si stringono la mano, pescano a caso un tema fra quelli proposti nei giorni precedenti dal pubblico – chessò, via twitter – e poi si mettono a scrivere, in diretta.
Con un proiettore che proietta l’output del loro schermo, in modo che chi vuole possa sedersi lì e guardare, vedere le parole che cascano sulla pagina una alla volta, che vengono cancellate, spostate… E guardare gli autori che si massaggiano le tempie, smadonnano come selvaggi, scoppiano a ridere, bevono tè e scrivono scrivono scrivono, facendo dieci minuti di pausa ogni ora, per otto-dieci ore al giorno, per due giorni…
E in contemporanea, la stessa cosa online, per quelli che non vogliono trascinarsi fino al foro boario di Nizza Monferrato – il testo su una piattaforma open, e una webcam per cogliere le espressioni e i deliri dell’autore.

writerwalksinto

Una storia in due giorni – e alla sera della domenica, il file scaricabile, per leggere la storia finita.
Epub, mobi, pdf.
99 centesimi, di cui 35 a copia venduta vanno all’autore.

Che cosa spettacolare, sarebbe.
Sarebbe una grossa pubblicità per gli autori, certo, per i loro libri, le loro case editrici.
Ci si potrebbe far sponsorizzare – da Microsoft, da Scrivener, da Google, da Amazon…
I due autori – o uno, o sette, fate voi – potrebbero avere sul loro tavolo un bicchiere per le mance, come in un piano bar.
E il pubblico vedrebbe cosa succede quando uno scrittore scrive.

Non succederà mai, naturalmente*.
E ora vi spiego perché.
In primo luogo, perché non è mai stato fatto prima, e quindi – sulla base della struttura mentale di chi organizza queste cose – non si può fare. Se si potesse fare, qualcuno l’avrebbe fatto, giusto?
Secondariamente, perché una cosa del genere deruberebbe tanto il pubblico quanto i relatori abituali dell’afflato mitico della scrittura.
Ma come, questi barboni col loro portaitili scrivono una storia davanti a tutti? Come se fosse facile?
Lo sanno tutti che i veri scrittori vivono nella loro torre d’avorio, in comunione con la loro musa, riversando lacrime e sangue sulla pagina, una alla volta, non più di sei parole al giorno, e poi avanti, lavorare di lima… scrivere è difficile, è faticoso, è doloroso ed è una attività riservata ad una elite. Una elite i membri della quale periodicamente lasciano la loro torre d’avorio per scroccare una cena e un gettone di presenza (sì, magari) e pavoneggiarsi davanti ai bifolchi raccontando di quella volta che hanno disertato dalla Legione Straniera…
Se chiunque potesse mettersi ovunque e buttar giù 10.000 parole in due giorni… dove sarebbe la magia?
E poi, ammettiamolo, non sarebbe un’attività Culturale con a C maiuscola- alle fiere del libro si fanno reading, si fanno tavole rotonde e incontri su temi fondamentali. Il pubblico lo si prende per sfinimento, quando si siede in sala, le caviglie gonfie e le gambe pesanti per aver vagolato fra i tavoli degli espositori, e si lascia cullare dal mormorio monotono dei relatori in un sonno profondo e ristoratore.
Scrivere non è contemplata, come attività culturale alla fiera del libro.

William-Faulkner-In-Holly-007Eppure è così – scrivere è una attività intellettuale e fisica che richiede duro lavoro e allenamento, ma è anche piuttosto divertente.
Lo si può fare in pubblico.
C’è chi lo fa in pubblico.
Ma non è un’idea che piaccia particolarmente a chi deve darsi un tono e investire i soldi degli sponsor.

Perciò no, non succederà – non quest’anno, ovviamente, non in futuro.
Ma se io ed il mio amico Fabrizio (che, lo ripeto, viene coinvolto in questo post in contumacia, non sa nulla e non ha responsabilità alcuna**) prendessimo accordi con una libreria in Nizza, o magari con un bar in centro, e l’anno prossimo facessimo una cosa del genere seduti in vetrina, alla faccia delle tavole rotonde e delle letture di brani a casaccio?
Ci sarebbe da provare***.
Sarebbe divertente.

Ecco, sì, il punto forse è proprio questo.
Chi organiza queste cose spesso crede che la Cultura, quella con la C maiuscola, non debba essere divertente.

————————————–
* Oh, ok, non mettiamo limiti alla provvidenza – c’è certamente qualche giovane o meno giovane intraprendente, là fuori in questo momento, che sta facendo un copia-incolla di questo post e che lunedì si fionderà in Comune, o alla sede di qualche associazione culturale esclamando “Ho avuto un’idea geniale ed originalissima…!”
** No, perché c’è un sacco di gente permalosa, fra queste colline…
*** Sì, proveranno a rubarsi anche questa, come idea. E poi come al solito non avranno le capacità per metterla in pratica.

6 pensieri su “Scrittura e Cultura

  1. Mmmmhhh, una bella proposta. Direi che in linea di massima sono d’accordo, tenendo conto, tuttavia, che mentre scrivo tendo a perdere tempo, ovvero a leggere, a bere qualcosa, ad aggiustare qualcosa in casa, a rimettere a posto i libri in libreria. a controllare / confrontare / approfondire, a rispondere al telefono, a riguardare per controllo altri racconti e magari rileggerne un paio, a iniziare il piatto iniziale per la cena e quant’altro può venirmi in mente. In tutto ciò, comunque, riesco comunque a pensare al testo, qualche volta persino a scrivere.

  2. Contumacia totale, senza contare che sabato non ci siamo neanche beccati! E a questo punto, accettando in toto la proposta, perchè non parlarne sul serio? perchè non tentare la follia? Tanto matti per tanti già lo siamo…

  3. Mi spiace deludervi ma in realtà c’è già chi vi ha preceduti in tempi non sospetti😉

    Aveva appena pubblicato per la Edizioni BD il libro di racconti Cuori da Bar, e in quei due giorni gli vidi fare una cosa che solo lui poteva fare. A ciascuno che acquistava il volume lui regalava un racconto personalizzato, scrivendolo sul momento, e prendendo spunto dall’argomento scelto dal lettore. La sua idea era che se i disegnatori quando il lettore compra il loro volume fanno uno sketch, allora lui, che è scrittore, si metteva in gioco dando al lettore un mini racconto di una pagina, unico e irripetibile. In due giorni di manifestazione ne scrisse trenta, senza mai tentennare o perdere l’ispirazione.

    — Lorenzo Bartoli: un grande autore, una bella persona

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