Il bicchiere è mezzo pieno

glass-halfCi hanno detto che la crisi risolverà il problema dell’obesità.
Gli italiani stanno riducendo progressivamente la spesa alimentare.
Si mangia meno, si fanno porzioni più piccole*.
Fa bene alla salute.

L’aumento della benzina ha spinto molti italiani a fermare la propria automobile, a spostarsi di meno, a spostarsi coi mezzi pubblici.
Così si riduce l’inquinamento.

Prima di questo, abbiamo ridotto la spesa per l’abbigliamento, e la cosiddetta “spesa culturale” – meno libri, meno dischi, meno film.

Quando mi trasferii a Castelnuovo Belbo, nel 2009, a Nizza Monferrato c’erano cinque sale cinematografiche.
Ora ce ne sono due.

Da che ho chiuso la mia collaborazione con l’Università di Urbino, mi concedo 20 euro al mese per libri e dischi.
Il gioco consiste nel riuscire a stare sotto i 15, così ogni tre mesi esce il quarto.

Non è poi così tragico.
Leggo un sacco di ebook e di libri di seconda mano.

Continuo a considerare la pratica di mettere romanzi e volumi superiori alle 100 pagine a 99 centesimi una cosa stupida e vergognosa (specie se praticata da case editrici, e non da autori/editori), ed in effetti la fascia del 99 rugurgita di ciarpame – ma si può leggere narrativa più che valida stando sotto ai 4 euro.
E poi ci sono le offerte e le promozioni.
Leggo prevalentemente in inglese – perché il rapporto qualità-prezzo è oggettivamente superiore.

Sì, certo, manca l’esperienza mistico-erotica del maneggiare la carta.
Beh, se proprio mi scappa, posso sempre reggere il Kindle con la destra mentre palpeggio libidinosamente una copia della guida telefonica con la sinistra.
The best of both worlds.

top-used-books

Battute a parte (sì, considero i nostalgici delle qualità organolettiche della carta dei deficienti – è come apprezzare gli agnolotti per come vengono incartati **) la saggistica è la nota dolente – un buon saggio in formato eletronico costa comunque caro, specie se è appena uscito. Meglio aspettare qualche mese, e cercarlo usato.
Per i volumi storici, spesso si trovano eccellenti copie da biblioteche dismesse a 1 centesimo (più la spedizione – di solito si sta sui tre euro).
Il libro usato mi è sempre piaciuto – ha un carattere, una vita, delle cicatrici.
Quello che sto leggendo ora – un bel saggio su scrittura e filosofia zen di Nathalie Golberg – ha le annotazioni e le sottolineature del precedente proprietario (o proprietaria, visto che cosparge i margini di stelline alquanto vezzose).
Ho sempre letto libri usati – e mi sono spesso sentito dire “Io piuttosto che ridurmi a leggere libri usati, non leggo.”
Beh, io no.

Mi è stato consigliato di fare ricorso al bookcrossing, “ideale per chi vuol leggere e si trova in ristrettezze economiche” (ed oltretutto così figo da poter incenerire le pupille di coloro che lo osservano senza una protezione adeguata) – ed in effetti potrei provare ad abbandonare un paio di libri nel bar all’angolo, nella speranza che qualcuno degli altri 900 abitanti di questo paese ne prenda uno e lo rimpiazzi con qualcosa di suo…
E sì, sono sarcastico.

E poi ci sono i paperback – Ace, DAW, Tor e Baen offrono eccellente narrativa di genere in Mass Markerket Paperback sotto ai 5/6 euro. Ottimo.

E poi c’è StoryBundle – che vale la pena di tener d’occhio, per fare un carico di titoli (spesso di gente sconosciuta, che è sempre interessante), facendo anche una donazione alla beneficenza.
Perché anche quello serve.

La recente guerra fra Amazon e Hachette ha anche causato uno strano fenomeno – sempre più spesso i testi tradotti costano meno di quelli in originale.
O chissà, sarà perché gli editori non pagano i traduttori.
O sarà la crisi.

La musica è più facile.
Non compro in effetti molti dischi – la musica è più “riciclabile” della narrativa, i dischi si ascoltano e si riascoltano.
Per mia fortuna in questo periodo ascolto soprattutto musica classica e jazz – il che significa sostanzialmente Naxos e Avid.
Entrambe le case discografiche hanno una (immeritata, a mio parere) cattiva fama – prezzi troppo bassi.
Il catalogo Naxos viene spesso accusato di allineare artisti ed esecutori sconosciuti (misteriose orchestre dell’est europeo), ma ha una selezione estremamente valida. L’edizione Naxos del Requiem di Guerra di Britten, ad esempio, è l’unica filologicamente corretta disponibile, ed è un’incisione spettacolare.
I Like Jazz   Makin TimeLa Avid ristampa classici del jazz a prezzi ridicoli – quelle cose del tipo quattro dischi su due cd a 5 euro. I puristi sostengono che il riversamento sia di qualità non eccelsa, ma non è nulla che non si possa sistemare giocando un po’ con l’equalizzatore. Avid resta una buona risorsa per del jazz d’annata per il puro ascolto.

E poi ci sono le radio online, che servono a riempire i vuoti.
Buddies’ Lounge, Thrilling Adventure Hour, i canali del circuito Radionomy.

Certo, se le cose dovessero andare avanti come sembra siano intenzionate ad andare, dall’anno prossimo passerò probabilmente a 10 euro al mese per l’intrattenimento.
In fondo è quella la filosofia che i nostri ultimi governi hanno promosso con entusiasmo, no?
Il bicchiere continua ad essere mezzo pieno – basta usare un bicchiere più piccolo.

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* Eppure si riesce ancora a mangiare bene con poca spesa senza avvelenarsi – tocca solo saper cucinare.
Potrei anche farci un post, prima o poi.
** E scommetto con me stesso che ci saranno più commenti riguardo a questo punto (se mai ci saranno commenti) che non su tutto il resto del post.

2 pensieri su “Il bicchiere è mezzo pieno

  1. Beh, anche la carta degli agnolotti ha la sua importanza…
    Scherzi a parte sei riuscito a mettermi addosso una gran voglia di leggere e ascoltare buona musica. Il motivo fondamentale per il quale vorrei una vita un po’ più lunga è proprio questo: leggere anche ciò che ho scartato per millanta motivi e che invece, probabilmente, una lettura l’avrebbe meritata. Non parlo di una cosa da Highlander, ma qualcosa in più, tipo un paio di secoli farebberio comodo.

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