Specchietti e perline

E così oggi abbiamo incontrato l’omino del fotovoltaico, incontro preliminare in previsione dell’ipotetico affitto dei terreni di famiglia (non un grande appezzamento, ma tutto in piano ed esposto a sud), al fine di piazzarci una batteria di pannelli solari.
L’azienda mette i pannelli e vende la corrente, e ci paga un affitto.
Con l’affitto ripianiamo i conti in deficit.
Bello liscio.
O quasi.

Sarà perché sono abituati a trattare con scaltri contadini predaci, ma se tutti gli agenti dell’azienda in questione hanno lo stesso piglio e la stessa maleducazione, dubito riescano a fare grandi affari.
Di mio, dopo dieci minuti già m’ero detto che piuttosto che concedere i nostri terreni a questa gente, li lascio incolti e vado a vivere sotto ai ponti.
Indisponente.
Aggressivo.
Profondamente maleducato.
Il discorsino, messo giù col tono accondiscendente di chi stia parlando a persone molto molto stupide, sottointende che il nostro terreno comunque non interessa, e sarebbe quindi una concessione da parte dell’azienda venirci incontro.
Segue un fuoco di fila di domande tecniche sparate a bruciapelo con tono insultante, e davanti ad una certa vaghezza dele risposte la reazione è “Ma lei ha dei documenti per queti terreni, no? Li ha mai letti?”
Il tutto, solo ed esclusivamente rivolgendosi a mio padre.
Io sono presente, ma il nostro ospite non mi saluta, non si presenta, non si informa su chi io sia e quale sia il motivo della mia presenza lì.
Ha fretta di chiudere la trattativa, e fretta di andarsene.
Difficile, maledettamente difficile estrargli un’idea delle possibili quote d’affitto, o l’eventuale prezzo per una vendita.
Alla quarta o quinta richiesta, con fare svogliato e un po’ infastidito, mette giù un paio di cifre nettamente inferiori alle tabelle standard.
“Ammesso che non ci siano vincoli. Altrimenti il vostro terreno non vale niente.”
E a questo punto, sorpresa sorpresa, scopriamo di avere solo un mese per sbrigare le pratiche e inviargli tutto il materiale di cui ha bisogno per avviare la pratica.
Non che ci sia la certezza che le cose vadano a buon fine, naturalmente.
In ultima analisi, quando avremo fornito tutto il materiale richioesto, starà all’azienda decidere se partire coi lavori o meno.
Sempre, ovviamente, con un’idea piuttosto nebulosa di quanto ci potrebbero pagare se, bontà loro, volessero far partire i lavori.

Poi se ne và.
Ha fretta di tornare ad Alessandria Sud.
Mio padre è senza parole.
Io sono francamente irritato.

È possibile che nel ventunesimo secolo simili personaggi calino ancora sulle campagne con la convinzione di doverla mettere giù dura per intortare gli zappaterra?

Di sicuro, oggi un’azienda che si pubblicizza quasi quotidianamente su La Stampa, ha perso un potenziale contratto.
Ed ho come l’impressione che ci sia ndata solo bene così.

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