Due Ruote – qualche nota preliminare

La bicicletta è uno dei tradizionali mezzi di trasporto associati alla campagna.country_bike_ride
Vero, le colline del Monferrato mal si adattano alla pedalata tranquilla – troppi alti e bassi, troppa fatica.
La bicicletta è più facile da cavalcare nel Lungopo, nella pianura emiliana.
Ma anche in queste terre di collina si può tenere una bicicletta sotto al portico, ed utilizzarla come alternativa all’automoile per i brevi tragitti, le piccole commissioni, le scampagnate.
La bicicletta ha un periodo di operabilità molto ampio – dall’inizio della primavera fino all’autunno inoltrato, non meno di sei-sette mesi durante i quali potremo fare a meno dell’automobile per gran parte delle nostre incombenze.

Consideriamo poi gli altri vantaggi:

  • un costo modesto (ne riparleremo)
  • facilità di manutenzione (idem)
  • zero consumi (salvo magari un panino o unatavoletta di cioccolato)
  • nessuna emissione – la bicicletta è eco-friendly
  • silenziosa
  • scarsi o nulli problemi di parcheggio
  • pedalare fa bene alla salute

A fronte di ciò, gli svantaggi appaiono minimi:

  • fatica fisica, specie con le salite e le discese di queste parti
  • il rischio di essere arrotati da qualche automobilista entusiasta (torneremo anche su questo)

Il costo della bici è relativamente basso se paragonato ad un ciclomtore, ad una motocicletta oad un’automobile.
L’iconografia classica vede nella country bike (anche poco elegantemente nota come olandesina) il veicolo campagnolo per eccellenza – la bici nera, col cestino di vimini, i freni a bacchetta e la griglia per proteggere la gonna delle signore dall’impigliarsi nei raggi della ruota posteriore.
btwin.jpgConsiderazioni di costo e di praticità – specie fra le sterrate delle colline monferrine – suggeriscono piuttosto una mountain bike o una ibrida, acquistata a prezzo ridotto all’inizio della primavera in qualche supermercato in vena di sconti.
Una B’twin 7 di Decathlon, ibrida in fondo più che affidabile, costa meno di trecento euro – e si tratta già di una spesa stravagante, considerando le alternative offerte dalla grande distribuzione senza volto e dal bricolage.
Una buona alternativa consiste infatti nel passare al setaccio soffitte, scantinati e rimesse, in cerca di un telaio robusto con due cerchi indeformati, da rimettere a posto.
Un vicino potrebbe venderci unvecchio biciclettone per una manciata di euro – ed altrettanti toccherebbe a noi spenderci per rimetterlo in carreggiata.
L’idea, qui, non è di vincere il giro d’italia, ma di procurarsi un mezzo di trasporto comodo e poco costoso, che qualora dovesse venire rubato o travolto da un camion (senza noi sopra, possibilmente) non ci causi un piccolo tracollo, e che ci permetta di percorrere quella decina o quindicina di chilometri che ci permettono di arrivare al più vicino avamposto della civiltà – da Castelnuovo Belbo a Nizza Monferrato, ad esempio*.

Rimettere a posto la propria bici è una notevole soddisfazione,  e non si tratta poi di un gran lavoro – e il manuale di manutenzione della bici, che comunque dovremo procurarci ci tornerà particolarmente utile.34958172
Ne esistono varie versioni ed edizioni.
I più parsimoniosi possono scaricarne uno più che onesto da Manuali.it.
Per gli anglofoni, Bike Repair & Maintenance for Dummies ha tutto ciò che serve, ed anche di più, pur non essendo il massimo della sofisticazione ed eleganza – ed esistono infiniti volumi più approfonditi e costosi.

Insieme con la bici sarà opportuno procurare un piccolo kit di accessori, una pompa da viaggio, un kit di foratura (indispensabile sulle strade di campagna), un caschetto protettivo e gli opportuni mezzi di segnalazione (luci, catarifrangenti eccetera). Mettiamoci anche un piccolo kit di prontosoccorso (disinfettante, cerotti, garza).
Esistono piccole borse fatte apposta per portare tutto ciò.
In alternativa al cestino – anteriore o posteriore – potremmo dotarci di un comodo tascapane.

Una volta assemblato il necessario per mettersi su strada, diventa essenziale studiare la mappa (metaforicamente o meno) in cerca di percorsi che dovranno rispondere ad alcune esigenze fondamentali

  • portarci dove intendiamo andare (ovviamente)
  • evitare se possibile troppi dislivelli
  • evitare se possibile le strade intercomunali più battute dal traffico
  • se possibile offrire paesaggi piacevoli

Se è vero infatti che molti piccoli comuni stanno mettendo in piedi il loro breve tratto di pista ciclabile, è anche vero che gli automobilisti, sulle stradicciole di campagnache conoscono bene, tendono ad avere il piede un po’ pesante sull’acceleratore.
Incrociare uno di costoro su una strada stretta significa finire nel fosso.
Senza se e senza ma.

Un’altra eccellente strategia consiste poi nel definire delle ore nelle quali il traffico sia meno intenso, e la probabilità di finire arrotati si riduca.
La scelta dell’ora opportuna ha anche una notevole importanza per evitare i colpi di calore e le insolazioni durante l’estate.

*(sui rischi di questo apparentemente breve e tranquillo percorso, seguirà un post a parte)

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