Gatti

Il gatto gode di una pessima stampa presso una certa fetta di pubblico.
A parte la vecchia diatriba amanti dei cani/amanti dei gatti, c’è la questione della propaganda perpetrata per anni da note case produttrici di intrattenimento per bambini (chiaramente parte di un’ampia cospirazione mirante a rendere popolare presso i fanciulli uno degli animali più pericolosi e nocivi).
Senza contare tutta la vecchia faccenda della scomunica ai gatti ed ai loro amici

Nel 1233 papa Gregorio IX emanò la bolla “Vox in Rama” con la quale dava inizio all’Inquisizione. Il pontefice, tra l’altro, autorizzava lo sterminio nel nome di Dio di tutti i gatti, specialmente quelli neri. In questo modo, ogni cristiano che volesse fare “la volontà di Dio” era autorizzato ad infliggere strazianti pene e poi ad uccidere qualsiasi gatto gli capitasse a tiro. A milioni furono i gatti bruciati vivi, scorticati, bastonati, crocefissi oppure gettati dai campanili delle chiese durante le feste consacrate.

E avanti di questo passo.

Con un simile massacro, è un miracolo che i gatti in Europa siano sopravvissuti. In effetti, andarono molto vicino all’estinzione. Ma si salvarono grazie alla loro intelligenza, alla capacità di riprodursi in fretta e all’aiuto dei contadini. Le assurde credenze religiose infatti erano diffuse soprattutto nelle città, ma in campagna, dove le persone lavoravano sul serio e toccavano con mano la fatica del raccolto, i gatti continuavano ad essere rispettati perché proteggevano i granai contro le insidie dei topi.

[le due citazioni qui sopra sonoprese da micimiao.it]

Il gatto in campagna è utile.
Tiene alla larga i parassiti pericolosi, i topastri infidi, quegli orridi ratti volanti che sono i piccioni.
Il gatto sorveglia con aria di proprietà il proprio territorio, e talvolta si compiace di adottare una o più famiglie; coloro che gli allungano qualcosa da sgranocchiare di tanto in tanto godono di un occhio di riguardo.
Spesso fra vicini non si ha nulla in comune se non il gatto locale.

Una decina d’anni or sono il cortile della nostra casetta di Castelnuovo Belbo era stato adottato come terreno privilegiato da una gatta dall’aria feroce che aveva un vezzo – ci portava una parte delle sue prede, come per pagare l’affitto.
In cambio, si crogiolava al sole sulla pila di legna da ardere, e d’inverno godeva di un piccolo rifugio costruito con due cassette da mele e una vecchia coperta.
Il Gatto Senza Nome (R) è un discendente di quella vecchia cacciatrice.

Ripristinare la depandance del felino è una delle priorità ora che ci trasferiamo in pianta stabile a Castelnuovo Belbo.
Esistono in commercio un gran numero di casine per gatti e complicati activity centres per felini – si tratta di affari costosi, spesso alienanti per la povera bestia, più adatti ad un gatto d’appartamento che non ad uno scorridore di tetti e fienili.
Meglio quindi operare in maniera artigianale.
Il gatto da corsa non ama essere confinato – gradisce perciò un riparo dalle intemperie e dal vento che non lo chiuda – se anche può adottare una cuccia per cani in casi di emergenza, preferisce avere comunque diverse opzioni per disimpegnarsi e fuggire.
Posto che si abbia a disposizione un pezzo di portico o un balcone, meglio se esposto a sud, è allora possibile piazzare nell’area asciutta sottostante le sopracitate due cassette da frutta – quelle alte una spanna abbondante e larghe in proporzione, i fianchi costituiti da due o tre robusti listelli di legno.
Ci sono anche di plastica (evitiamo quelle di cartone), oppure si possono usare altri contenitori rettangolari.
Si pone semplicemente la seconda cassetta all’interno della prima, come a formare una T capovolta, e nella cameretta così definita si può piazzare una vecchia coperta, o un asciugamano consumato dall’uso, o un pezzo di vecchio tappeto.
Il gatto sarà riparato all’interno della struttura, ragionevolmente al caldo,  e potrà saltarne agevolmente dentro e fuori, o al limite saltare sul “tetto” parziale nelle giornate di sole. Sarà protetto dal vento ed all’asciutto.
Per maggiore confort si possonopiazzare due listelli di legno sotto al pavimento della struttura, in modo che non tocchi direttamente a terra – buona cosa per quando piove, che così la coperta non si inzuppa.

Esiste naturalmente la possibilità che tutto il nostro lavoro venga sdegnosamente ignorato – e magari il nostro gatto locale troverà preferibile dormire altrove.
D’altra parte…

Sotto le più strette condizioni sperimentali
il gatto farà essenzialmente ciò che gli pare
[Paul Leyhausen, Il Comportamento dei Gatti, Adelphi]

[foto della cassetta da freshplaza.it]

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2 pensieri su “Gatti

  1. Pingback: Il gatto di nessuno « strategie evolutive

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