Bug Out Bag – la Borsa per Squagliarsela

Castelnuovo Belbo ha una lunga storia di alluvioni.

La storia della valle del Belbo è costellata di piene catastrofiche: ad esempio nel 1948 quando il torrente produsse una piena rovinosissima che inondò Canelli e Nizza Monferrato o ancora peggio nel 1968 quando dopo 380 mm di pioggia in poche ore causò una vera catastrofe dalla sorgente alla foce, sommergendo Santo Stefano Belbo e Nizza Monferrato.

Rispetto a dove siedo, il torrente Belbo scorre a non più di cento metri, e già una volta, in passato, si allargò abbastanza da passare per il pian terreno di casa nostra.
C’è anche una lapide, su Via Vittorio Emanuele, che segnala il massimo livello raggiunto dalle acque, nel 1948.
E Via Mazzini è di una manciata di metri più bassa, topograficamente, di via Vittorio Emanuele.

E naturalmente, nell’estate del 2000, il Monferrato venne interessato da un esteso evento sismico, inaspettato e fortunatamente senza vittime. Né i terremoti son merce rara da queste parti…

Scorrendo solo alcune delle tante storie locali e consultando qualche manuale sulla storia geologica del Piemonte si possono invece trovare memorie di terremoti che, sebbene poco frequenti nel tempo, hanno interessato le nostre terre nei secoli passati, e spesso con grave bilancio di vittime e danni.

Ora lo stile nazionale prevede una ridanciana superficialità nei confronti del dissesto idrogeologico, accoppiata ad un fatalismo di dozzina e ad una grande capacità drammatica durante e dopo l’evento “inaspettato”, la “fatalità” che coglie il paese di sorpresa, e infine la gioiosa constatazione della prontezza d’intervento della Protezione Civile.

Ma, abbiamo davvero voglia di crepare malamente travolti dagli eventi naturali?

Primo semplice accorgimento: avere pronta in casa una bug out bag.Deluxe Plus Back Pack Package
Ce l’hanno i Californiani, ce l’hanno i Giapponesi.
Ce l’hanno i survivalist.
Ce l’hanno i ragazzi della Zombie Squad.
Amazon.com (dalla quale prendiamo la foto) le vende già pronte.

Bug Out Bag significa Borsa per Squagliarsela.
Dovrebbe contenere il necessario per permettervi di sopravvivere settantadue ore in caso di emergenza.
Sembra una sciocchezza da fanatici, ma ha salvato lapelle a un sacco di gente.
Considerate di spenderci almeno un centinaio di euro.

Si comincia con la borsa – un bello zaino robusto e leggero, da venti litri, in cordura o nylon balistico. Impermeabile. L’Arpenaz 20 venduto da Decathlon costa una quarantina d’euro, ma un giro al mercato vi procurerà una scelta ampia e prezzi più bassi.

All’interno dello zaino dovremo mettere razioni sufficienti a sopravvivere per settantadue ore.
E non solo nello zaino.
Acqua, tanto per cominciare – in caso di alluvione, la rete della potabile è la prima a saltare, ed i riflussi fognari sono garantiti per causare non pochi problemi alla salute. E nel caso si resti sepolti sotto le macerie durante un terremoto, avere acqua da bere moltiplica esponenzialmente le possibilità di sopravvivere fino all’arrivo delle squadre di scavatori.
La buona pratica vorrebbe quattro litri d’acqua per per giorno per persona.
Ma noi viaggiamo leggeri – ci limitiamo nel nostro caso a tre bottiglie da due litri.
Durante le nostre 72 ore, eviteremo di lavarci.
Se preferite avere più acqua, considerate uno zaino più grande.
Negozi di caccia e pesca, campeggio e farmacie vendono anche filtri da campo e pastiglie per purificare l’acqua. Almeno una delle due opzioni dovrà andare nella nostra borsa.

Cibo – 2500 calorie al giorno dovrebbero bastare ad un adulto che compia una media attività fisica. La borsa conterà perciò cibi secchi e non facilmente deperibili. Un giro al supermercato dovrebbe suggerire delle alternative al pane e salame… le barrette di proteine vanno benissimo.

Un kit di pronto soccorso – cerotti, garze, laccio emostatico, coperta termica, mascherina filtrante, acqua ossigenata, alcool, salviette umidificate antisettiche, forbici, pinzette, aspirina, paracetamolo, una pomata per le contusioni, un antiacido, un emetico, pomata antibiotica, ago e filo.
Il tutto in un contenitore compatto.
Conviene assemblare il kit in proprio, e non acquistarne uno al supermercato.

I ferri del mestiere:
. coltellino dell’esercito svizzero – non serve che abbia cinquantamila lame, basta il modello base. Per i survivalist duri e puri, un coltello a lama fissa è considerato preferibile.
. accendino – meglio di tutto una bella zippo
. torcia elettrica – ne esistono modelli con luce led a basso consumo, e modelli alimentati a manovella. Fate voi, ma non andate al risparmio.
. fischietto – il classico fischietto da arbitro/scuola di samba, per segnalare a distanza la propria presenza (meno logorante e più efficiente che strillare)
. un grosso rotolo di american tape
. pesante e scomoda, ma una vanga pieghevole militare (si trova nei negozi per campeggiatori) potrebbe essere estremamente utile
. matite e bloc notes
. una radio a transistor
. un rotolo maxi di carta igienica (ci ringrazierete, un giorno)
. una bandana di cotone
. un cappello
. un asciugamano/telo da bagno

Qui si viene poi a ciò che rende la vostra BOB vostra
. una confezione di qualsivoglia medicinale vi sia necessario abitualmente (aerosol, insulina, pasticche di litio…)
. un contenitore di vostra scelta, meglio se sigillabile e impermeabile, con copie di tutti i vostri documenti, incluse polizze assicurative, atti di proprietà e certificati di credito.
. un portafogli con del contante (per la cifra, fate voi).

Poi tenete la borsa a portata di mano, aggiornate i contenuti ogni sei mesi, e quando l’acqua comincia a salire, indossate degli abiti comodi, abbrancate la borsa e squagliatevela.

Ah, e prima di ridere ed esclamare Oh, ma tu tutta ‘sta roba ti porti dietro…?, provate ad immaginare di essere seduti sul tetto di casa, sotto alla pioggia, circondati dalle acque, o sepolti sotto alle macerie di casa vostra dopo una scossa di terremoto, o assediati in una cabina del telefono dalle orde dei morti viventi e domandatevi piuttosto…
C’è niente che abbiamo dimenticato di mettere in borsa?

[c’è di sicuro – segnalatelo nei commenti]

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7 pensieri su “Bug Out Bag – la Borsa per Squagliarsela

  1. Ciao, molto ben fatto!
    Nel mio cmq ho sostituito lo zippo con un IMCO o ancora meglio un BIC normale o un paio o meglio un accendino tipo fiamma ossidrica antivento. Lo zippo si scarica moolto rapidamente, la benzina si asciuga.
    saluti
    complimenti

  2. Verissima la faccenda della zippo che si asciuga!
    Sui moderni antivento non sono troppo aggiornato.

    Uno degli extra lati positivi della zippo è il suo status quasi mitologico – che la rende usabilissima come oggetto di scambio in sostituzione del contante.
    Una zippo per un pasto caldo.
    Una zippo per cinque o sei litri di benzina.
    È successo, e credo che pur col passare degli anni, la cosa possa ancora funzionare…

  3. Con quegli otto mesi di ritardo, offro un suggerimento d’antan.

    Ho qui davanti al naso la copia anastatica dell’QMC historical Studies No.6 “The Developement of Special rations for the Army” – settembre 1944 , del Corpo d’Intendenza dell’Esercito degli stati Uniti (QuarterMaster Corps).

    C’è qualche paginetta dedicata alle razioni d’emergenza per i batteli pneumatici.
    Dopo due pagine fitte di esperienze ed esperimenti, ecco la soluzione: una latta contenente sedici pacchetti di Charms, caramelle dure quadrate che si trovano in ogni tabaccaio, più qualche lista di chewing-gum (per tenere la bocca umida) e pastiglie di vitamina B che dichiaratamente servono solo a scopo morale.

    Ragionamento alla base: le caramelle hanno una vita sostanzialmente infinita, non possono andare a male, e il rapporto energia/peso è meglio di qualunque composto con grassi o proteine.
    In più, una alimentazione a zuccheri non contrasta con le funzioni metaboliche di uso delle riserve di grasso corporee – cosa che potrebbe succedere con le proteine.
    Dieta ovviamente sballatissima, ma senza effetti permanenti per un breve periodo.

    O almeno, così dicono i professoroni con l’alambicco fotografati nel volume.

  4. Nessun problema per il ritardo – questo è un blog di campagna, che viaggia con ritmi e tempi molto rilassati.

    Eccellente invece il suggerimento dei professori con gli alambicchi.
    In effetti, le vecchie caramelle Charms erano – e sono – eterne.

  5. Ah!
    Anche questo è molto interessante.
    Un altro esempio di come la superstizione possa indurre comportamenti controproducenti.

    E poi, chissà perché dovrebbero portar male….?
    (Ipotesi – perché sono la classica cosa che, sul campo, il paramedico ti rifila per darti una botta di glucosio mentre ti rappezza dopo che sei stato ferito… portarsele dietro significa cercarsela.)

  6. Questa non la sapevo – dei marines e le charms, intendo. Dove, come, quando?

    E, si, sul rapporto tra razioni e soldati ci sarebbe da fare un romanzo.

    Il manualotto offre – oltre a questi spunti pratici- un divertente spaccato di quei pazzi anni in cui l’Americano medio va in guerra e l’Esercito si deve preparare per tutto.

    I civili volenterosi che scrivono al Ministero perché hanno inventato in garage la razione perfetta, le scatolette considerate dai soldati cibo per cani – le fabbriche che si aggiudicavano la commessa che neanche il cibo per cani sapevano fare.

    La Hershey che combatteva con le tavolette di cioccolato ribelli, e i potenti studi per tenere intere le zollette di zucchero e non far sbriciolare i biscotti.
    Plotoni affamati che devono testare gli intrugli più improbabili, l’importanza strategica delle sigarette e della carta igienica nella razione K.
    La mancanza di cellophane e i problemi di copyright tra il Nescafè ed il caffè caffè.

    La lotta per convincere i soldati che le tavolette di malto/destrosio erano importanti e le proteste che “ma chiamatele caramelle mou, cazzo! Quello sono! E chi, a parte voi cervelloni e l’Arcivescovo di Canterbury sa cosa è una ‘boullion’? Scriverci “zuppa in polvere” sulla busta sembrava troppo semplice?”

    Ed è un testo ufficiale del Corpo Dell’Intendenza…

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